la Caverna del Desiderio

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**Sono un pirata ora, signora dell’anelato porto. Domani, un soldato in guerra. Oggi, un marinaio a terra, sperduto in mezzo agli alberi. La nave del desiderio spiega le sue vele. Un continuo gemito, tutto tremito e struggimento, conduce la nave tra mostri e tempeste. Lampi illuminano il mare tremulo della disperazione. Un’umidità salmastra prende il comando e s’impossessa del timone. Puro vento, parola sola, navigo per cercarvi, fra sospiri e affanni, verso il luogo preciso che vi comanda il corpo. Il desiderio, signora delle tempeste a venire, è un nodo che da qualche parte la pelle vostra cela. Trovarlo è il compito mio e, mormorando sortilegi, riuscire a snodarlo. Libere saranno allora le vostre ansie, femmineo viavai, e vi riempiranno gli occhi e la bocca, il ventre e le viscere. Libere solo per un momento,perchè presto giungeranno le mie mani a farle prigioniere, a condurle nell’alto mare del mio abbraccio e del mio corpo. Nave sarò e agitato mare, per poter nel vostro corpo entrare. E non ci sarà riposo in così grande tempesta, agitati i corpi da così capricciosa onda. Un’ultima e feroce manata di salato desiderio ci getterà su una spiaggia dove arrivi il sonno. Sono un pirata ora, signora della dolce tempesta. Non attendete il mio assalto, venite a cercarlo! Siano testimoni il mare, il vento e questa pietra divenuta nave. La caverna del desiderio. Si tinge di vino nero l’orizzonte, ormai stiamo arrivando, ormai stiamo partendo**

Don Durito docet.

un pezzo

«(…)E allora io devo essere, se no non potrei svuotarmi per il sonno in una stanza sconosciuta. E allora se ancora non sono svuotato, io sono è.

Quante volte sono rimasto disteso, con la pioggia sopra un tetto sconosciuto, a pensare a casa».

A volte si torna a casa senza volerlo.

A volte qualcuno torna nella tua, di casa. Portandosi dietro ubbie e desideri. Pensieri che passano piano, piccoli. Senza pretese. Eppure lasciando quell’odore di fresco e inatteso che serve a sorridere o almeno a provarci, provarci con tutte le tue forze.

 

 

La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s’inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.

La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi piú puro.

                                     Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.

Notturno_Cesare Pavese [19 ottobre 1940]

   John-Lurie-You-Have-The-Right-To-The-Pursuit-Of-Happiness.-Good-Luck-With-That-2009                                  

 

Emil M. Cioran e l’amore colto in castagna

«Ho osato considerarmi più distaccato del Buddha, e ora vengo punito per le mie illusioni. Ho recitato troppo a lungo la commedia della saggezza»

Il blog di Guido Vitiello

cioranPerché la tomba di Emil M. Cioran, al cimitero di Montparnasse, è ricoperta di castagne? Un indizio: c’è di mezzo una donna. E non è la compagna sepolta insieme a lui, il cui nome – Simone Boué – è inciso sulla lapide appena sotto il suo. C’è di mezzo una donna, e quando parliamo di donne e filosofi è lecito attendersi qualche aneddoto esemplare, di quelli in cui la vita pare pietrificarsi in allegoria: Aristotele cavalcato da Fillide, Talete nel pozzo sbeffeggiato dalla servetta tracia.

Nel nostro caso, la storia ha a che fare con una castagna.

Quando parliamo di donne e filosofi è anche lecito attendersi arie di guerra. Non che i saggi d’Occidente, da Platone in giù, siano tutti misogini impuniti. Alla fin fine la disciplina di cui si professano cultori – la Filosofia – è donna, seppur non delle più seducenti: è la veneranda matrona in là…

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La rabbia giovane

Fino all'ultimo respiro

DI TERRENCE MALICK
1973, Badlands

Benvenuti nelle Badlands, le terre “cattive”, “maligne”, “malvagie” dipinte dalla cinepresa magica di Terrence Malick che con La rabbia giovane firma un esordio capolavoro, denso e allo stesso tempo vuoto, “a levare”, piano, dall’andamento lento come lo scorrere di un placido fiume. Come in tutti i film di Malick è proprio l’ambiente naturale a farla da padrone quale ineluttabile contro altare al procedere narrativo dei protagonisti, coinvolti volenti o nolenti in un viaggio interiore che è anche, e soprattutto, un viaggio fisico verso una meta imprecisata, vagheggiata, eterea.

Si configura così La rabbia giovane, come un road movie atipico per le badlands americane verso la non-meta, il nord (le montagne? Il Montana? sono qui solo simboli e nomi provvisori, pretesti); il viaggio come simbolo di ribellione, come ineluttabile spinta verso l’oltre, alla ricerca di una esistenza, della vita e della morte. Lo spazio…

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Études platoniciennes: una rivista online dedicata a Platone

bibliofilosofiamilano

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Études platoniciennes  è una rivista online interamente dedicata alla ricerca su Platone e sulla tradizione platonica. All’interno del sito della rivista, è presente: una scelta di studi su tematiche o opere significative, il “Bulletin Platonicien” che segnala i testi pubblicati sul filosofo e la “Bibliographie Platonicienne”.

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*tu*

“La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente. C’è stato un cataclisma, siamo tra le rovine, incominciamo a costruire nuovi piccoli habitat, ad avere nuove piccole speranze. È un lavoro piuttosto duro; adesso non ci sono strade scorrevoli che portano al futuro: bisogna scavalcare gli ostacoli o aggirarli. Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli ci siano crollato addosso. (…)”

Incipit.

L’amante di Lady Chatterley